#Attribution1 {display:none; visibility:hidden;}

21 novembre 2017

Resoconto della seconda assemblea sul Brennero e due proposte

Domenica 12 novembre, allo spazio anarchico El Tavan di Trento, si è tenuto il secondo incontro sui processi per la manifestazione al Brennero del 7 maggio 2016.
Oltre ad aver affrontato alcune questioni “tecniche” (avvocati, cassa di solidarietà, primo confronto sul “rito” processuale da scegliere, ecc.), durante l'assemblea, molto partecipata, si è discusso di quanto proposto nell'incontro precedente. L'idea è quella di intrecciare la solidarietà a imputati e indagati (diverse decine di compagne e compagni) con la ripresa di un percorso contro le frontiere e il sistema che le impone e le protegge. In particolare, di rompere il silenzio su quanto sta accedendo al largo delle coste e nel territorio della Libia; in tal senso sono stati realizzati un manifesto e un pieghevole. Per quanto riguarda la rotta da sud, lì è la frontiera più assassina. Tenendo conto del ruolo giocato dallo Stato italiano nei bombardamenti del 2011, degli accordi con signori della guerra e milizie, della complicità nella gestione dei lager libici, degli enormi interessi italiani in ballo (ENI prima di tutto), il pressoché totale silenzio in Italia è qualcosa di insopportabile. Tra l'altro, è evidente il nesso tra militarizzazione delle frontiere e militarizzazione delle città, fra espulsione di immigrati e Daspo urbani appioppati a chiunque disturbi l'ordine della merce. Che il sinistro Minniti arrivi a dichiarare che la diminuzione degli sbarchi (ottenuta con omicidi, rapimenti e stupri in Libia) ha scongiurato “il crollo della democrazia” in Italia, rivela esplicitamente su cosa si fonda la suddetta democrazia: guerra, sfruttamento e razzismo di Stato.

In vista delle udienze di appello (gennaio e febbraio) per gli arrestati durante la manifestazione del Brennero, invece di seguirne le scadenze con presenze davanti al tribunale di Bolzano, si è deciso di proporre una giornata di iniziative nelle varie città per il 12 dicembre, anniversario della strage di piazza Fontana. Le stragi di Stato continuano: il Mediterraneo è un gigantesco cimitero. E in queste iniziative dal tema più ampio inserire anche il riferimento al processo del Brennero. “Abbattere le frontiere” è ogni giorno più urgente.

Si è poi deciso di costruire insieme, per gennaio o febbraio, un'iniziativa contro l'emblema del capitalismo italiano in Libia: l'ENI. E di farlo nella “sua” città: Milano. Per confrontarsi e cominciare a parlarne più concretamente, l'appuntamento è per domenica 17 dicembre, dalle ore 11,00, al Boccaccio di Monza.

compagne e compagni trentini


Gli aguzzini del mare e del deserto, volantone di approfondimento sulla politica del governo italiano in Libia.




Versione Pdf qui








Gli aguzzini del mare e del deserto, manifesto sulla politica del governo italiano in Libia


Versione PDF per stampa qui


Gli aguzzini del mare e del deserto
la politica del governo italiano in Libia

Ciò che accade al largo delle coste e all'interno del territorio libico è davvero rappresentativo dei tempi ignobili in cui viviamo.
Con lo spudorato pretesto della "lotta ai trafficanti di uomini", lo Stato italiano sta lautamente finanziando signori della guerra, guardie e milizie (quello che si definisce maldestramente "governo libico") per il controllo e l'internamento di massa dei poveri in fuga. Pattugliamenti e respingimenti sulle coste del Mediterraneo, detenzione nei campi di concentramento libici di circa seicentomila persone, costruzione di un muro nel deserto lungo il confine con il Niger, il Ciad e il Mali. Le stesse milizie che si sono arricchite per mesi con i viaggi della disperazione, ora sono pagate per impedirli. Sono le stesse milizie a cui l'ENI delega la difesa armata dei propri pozzi. Nei trentaquattro campi di concentramento (di cui ventiquattro nel territorio controllato dagli alleati dell'Italia) si praticano quotidianamente torture, violenze, stupri. L'importante è che la merce umana non richiesta non venga a turbare i sogni di ordine e sicurezza in Italia e in Europa. Il resto non è affar nostro, giusto? D'altronde, con la Turchia di Erdogan non si sono stipulati gli stessi accordi? 

Nel grande caos seguìto ai bombardamenti della Nato del 2011 (proprio quando stavano scadendo le concessioni petrolifere alle potenze occidentali), i governi di Italia, Francia e Inghilterra hanno cercato di farsi le scarpe a vicenda rinegoziando con le bombe e con i soldi la propria influenza nell'area. Lo Stato italiano, di cui Gheddafi è sempre stato un ottimo alleato, non poteva certo perdere il proprio potere sull'ex colonia. La "ricostruzione" che i democratici annunciano ora in Libia in cambio dei muri anti-immigrati, è la continuazione di ciò che le loro bombe hanno cominciato. Le varie signorie libiche usano l'arma dei migranti da lasciar partire per contendersi i soldi e la legittimazione internazionali. Ciò che ogni potenza riconosce come "governo" è solo la banda di assassini più spietata e più affidabile.  
Così come la partecipazione alla guerra è stata spinta all'epoca dal sinistro Napolitano, è uno sbirro del partito democratico come Minniti a pavoneggiarsi di aver ridotti gli sbarchi. L'ENI intanto ha aperto altri nove giacimenti petroliferi nei circa trentamila chilometri quadrati di territorio libico su cui governa. 
Altre aziende italiane sono pronte, con armi e bagagli. 
Si militarizzano le città in nome del cosiddetto "antiterrorismo", poi si pagano le milizie jihadiste libiche per i propri interessi. Si ciancia di "diritti democratici", ma l'unico "diritto" che hanno milioni di poveri è quello di crepare. Non si scomoda più la nozione di "razze inferiori", ma il risultato è lo stesso.  

Mentre tanti nostri simili sprofondano nel terrore, attaccare i signori dello sfruttamento e della guerra è il solo modo per non sprofondare in una disumana indifferenza. 
Se non lo avete capito, si parla anche di noi.

anarchici e antimilitaristi

08 aprile 2017

MENTRE LA CITTÀ DORME - 25 aprile MANIFESTAZIONE A TRENTO- A proposito dei fatti di Roncone [ITA-ENG]

MENTRE LA CITTÀ DORME
A proposito dei fatti di Roncone

Nella notte tra il 23 e il 24 marzo, a Roncone in Val Giudicarie, qualcuno ha incendiato il portone di una struttura dove sono costretti a stare alcuni profughi. Solo l'allarme lanciato da un vicino ha impedito alle fiamme (e al fumo) di propagarsi. Si tratta, qui in Trentino, del terzo attacco incendiario a sfondo razzista in quattro mesi. Ma se nel caso di Soraga e di Lavarone le strutture per profughi erano vuote, in questo caso chi ha agito poteva anche uccidere. 
Un fatto gravissimo, causato da un odio razzista potenzialmente assassino.
Altro che “deficienti” e “decerebrati”, come si sono affrettati a dire i giornali e i politici. Mentre “squadrismo” e “fascismo” sono termini spudoratamente riservati alle lotte che dànno fastidio alle istituzioni, di fronte agli attacchi di Soraga, di Lavarone e di Roncone si evita accuratamente di far riferimento alla propaganda dei gruppi neofascisti, nell'evidente intento di depoliticizzare la benzina razzista. 
Se non sappiamo chi ha materialmente appiccato gli incendi, sappiamo chi li difende pubblicamente, chi sta partecipando, soffiando sul fuoco, a tutte le serate in Trentino dove si esprime contrarietà all'arrivo dei profughi.
Se poi allarghiamo lo sguardo, dove sono nati “comitati” per impedire l'arrivo di immigrati (vicino a Roma, in Veneto, nel Ferrarese, nel Bresciano...), i militanti di Forza Nuova e Casapound erano in prima fila.
Per non parlare dell'omicidio di un immigrato a Fermo e del tentato omicidio di un altro a Rimini, sempre ad opera di fascisti.
In Puglia a bruciare vivi degli immigrati, durante lo sgombero del campo di Rignano, ci ha pensato direttamente la polizia.
Svegliamoci ora, prima che sia troppo tardi.
I fascisti si organizzano. Il fascismo sociale e di Stato ne fa utili pedine e avanguardisti pronti. 
Non ci serve un 25 aprile per imbalsamare la resistenza di ieri. 
Di fronte all'orrore che cresce, c'è bisogno di partigiane e partigiani di un genere nuovo.

MARTEDÌ 25 APRILE
MANIFESTAZIONE A TRENTO
ORE 15:00 DAVANTI A SOCIOLOGIA

abbattere le frontiere

28 febbraio 2017

Genova - Incendiati veicoli della Ladisa Spa contro deportazioni e rastrellamenti


Tratto da informa-azione.info

Riceviamo da mail anonima e diffondiamo:


"LADISA spa si arricchisce sulla pelle dei sans papiers collaborando con i CIE.
Genova,notte del 16/02 incendiati 3 furgoni della ditta LADISA contro il nuovo piano di rastrellamenti del Viminale e gli accordi Italia-Libia e Italia-Nigeria per i rimpatri e gli internamenti nei campi di prigionia dei Paesi di provenienza. Solidarietà agli anarchici/e detenuti in AS2. Vendetta per tutti gli uomini e le donne uccisi dalle frontiere."


14 febbraio 2017

Bologna - Attaccata filiale delle Poste Italiane contro deportazioni e CIE


tratto da informa-azione

Riceviamo da mail anonima e diffondiamo:

BOLOGNA 27/1/2017 - In serata assaltate poste a colpi di mazza. Cassonetti in fiamme in mezzo alla vicina via beroaldo. Lasciata scritta contro cie e deportazioni.