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24 settembre 2016

Nuovo blog sugli aggiornamenti della situazione alla frontiera di Como.


E' nato un blog per seguire gli aggiornamenti della situazione di Como.
Ecco l'indirizzo:
https://yallahcomo.wordpress.com/

21 settembre 2016

Aggiornamenti da Como.

L'estrema ricattabilità dei migranti, la loro necessità di avere semplicemente un luogo dove dormire, mangiare e lavarsi, il fatto che il cibo non venga più distribuito perché "o vieni nel campo o muori di fame", le minacce questurine e anche un po' di scoramento stanno facendo sì che tanti (ma non tutti) si stiano rassegnando ad entrare nel campo governativo.
Non è una scelta, ma pura necessità di sopravvivenza. Ciò non toglie che quello resti un lager e come tale andrà combattuto.
La lotta non finirà con il termine del Campo di S.Giovanni, che, non dimentichiamolo, ancora resiste!

http://www.laprovinciadicomo.it/stories/como-citta/como-decine-di-migranti-lasciano-la-stazione-piu-di-200-nel-nuovo-campo_1202534_11/

16 settembre 2016

A proposito dell'accordo fra l'Unione Europea e il regime assassino di Erdogan.





Rovereto - distrutto bancomat Unicredit: "Qui si finanzia Erdogan"

Apprendiamo dai quotidiani locali che nella notte fra il 21 e il 22 agosto, a Rovereto, un bancomat dell'Unicredit è stato distrutto da una bomba carta o da "un petardo potenziato". Tracciate sulle vetrate della banca le seguenti scritte: "Qui si finanzia Edogan" e "No all'accordo UE-Turchia".


Rovereto: distrutto un altro bancomat dell'Unicredit
Apprendiamo dai giornali locali che, nella notte fra il 6 e il 7 settembre, un altro bancomat dell'Unicredit è esploso a Rovereto. L'attacco sarebbe stato eseguito con alcuni grossi petardi collegati fra loro. Sui muri della banca lasciate le seguenti scritte: "Colpire gli interessi di Erdogan" e "Con i compagni di Torino".
La testata giornalistica on line "trentotoday", nel riportare la precedente azione contro Unicredit, il 22 agosto aggiungeva queste righe:  


"Il gruppo Unicredit controlla infatti il 40,9% della turca Yapi Kredit Bank; i rapporti tra l'istituto milanese e la situazione politica al di là del Bosforo sono emersi in luglio quando il fallito colpo di Stato ad Istanbul fece temere un crollo delle banche europee proprietarie di titoli in Turchia“.



tratto da www.informa-azione.info

10 settembre 2016

APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE ANTIRAZZISTA A COMO

Il campo istituzionale non è una soluzione

Dai primi di Luglio, quando la città di Como si è trovata di fronte decine di migranti (poi diventate centinaia) bloccate in stazione San Giovanni, moltissime persone e svariate associazioni si sono prodigate nel dare loro assistenza e dimostrare solidarietà.

Entro il 15 Settembre dovrebbe essere messa in funzione una soluzione governativa per riportare i migranti accampati in stazione nel "circuito legale dell'accoglienza": si stanno infatti installando una sessantina di container nell'area ex Rizzo, all'interno della quale i migranti sarebbero "ospitati".

Nonostante l'evidente necessità di un riparo più dignitoso del portico di una stazione o, nel migliore dei casi, di una tenda di fortuna, il trasferimento più o meno forzato verso una struttura chiusa, lungi dal risolvere il problema, lo nasconde.

Per chi pensa che questa soluzione sia il meno peggio, diciamo che la creazione di questo campo è del tutto strutturale ad un sistema che imprigiona ed impedisce alle persone di andare dove desiderano.

Se da una parte è apprezzabile il farsi carico dell'aiuto materiale di queste persone, il nostro impegno non dovrebbe limitarsi semplicemente a questo.

La rivendicazione fondamentale dei migranti, mai sufficientemente ribadita, è quella di passare la frontiera: non di dover scegliere tra un parcheggio legale o un girovagare clandestino.

Di fronte ad un sistema politico ed economico che tratta queste persone come merci da dividere, gestire e sfruttare, immagazzinandole in dei container, nascondendole alla vista e nel peggiore dei casi rimpatriandole, e che ne obbliga a migliaia nella condizione della clandestinità, pensiamo sia necessario riuscire ad immaginare una prospettiva che sia radicalmente altra.

Alla luce di tutto questo c'è l'esigenza di alzare una forte voce di protesta.

Ci appelliamo a tutte le persone e tutte le realtà che si riconoscano in questa critica e invitiamo a partecipare con i propri contenuti ad una mobilitazione antirazzista cittadina.


CORTEO A COMO

15 SETTEMBRE – ORE 19:30 - CONCENTRAMENTO STAZIONE SAN GIOVANNI"

06 settembre 2016

Ultimi aggiornamenti da Como e prossimi appuntamenti.

"Aggiornamento della situazione al Campo di S.Giovanni, 4 settembre 2016.

Oggi è stata una giornata carica di eventi, quella trascorsa al campo di fronte alla stazione. Tutto comincia a metà mattina quando un gruppo di solidali cerca di esporre uno striscione contro le deportazioni. La Digos interviene e cerca di dissuadere i solidali presenti dall'issarlo, ma è costretta a cedere di fronte alla determinazione dei compagni.
La provocazione poliziesca prosegue immediatamente dopo pranzo quando, ancora la Digos, si avvicina alla cucina autogestita (montata ieri e già da ieri sera la polizia aveva minacciato di rimuoverla con la forza, se non fosse stata tolta entro le 12.00), non essendosi accorta prima che si stava cucinando, e intima di toglierla, altrimenti "avrebbe cambiato atteggiamento". Di fronte a un secco "no" e "noi la smonteremo quando apriranno le frontiere", gli sbirri sono costretti a retrocedere nuovamente, presentandosi poco dopo con 3 reparti di celere e pronti a caricare solidali e migranti, nel frattempo accorsi in una quarantina, se la cucina non fosse stata smontata entro mezz'ora.
La cucina viene smobilitata, ma la provocazione prosegue: questa volta perché gli sbirri non vogliono che si tenga della pasta (cruda) nelle tende. Ancora un breve confronto, ma questa volta la Digos è circondata dai migranti.
Tolta la pasta, è la volta dei vestiti portati da alcuni solidali svizzeri: non possono restare al campo, ma devono essere consegnati alla Caritas. E' troppo: i migranti, informati di ciò che sta succedendo, si radunano in assemblea, mentre i solidali ottengono che i vestiti restino dove sono.
La decisione dei circa cento migranti radunati in assemblea è forte è chiara ed estesa a tutti i presenti: le provocazioni poliziesche non sono state accettate e la risposta è univoca.
I migranti decidono rifiutare qualsiasi pasto che non sia cucinato all'interno del campo, mandando all'aria i piani di Caritas e sbirri.

LA LOTTA PROSEGUE!


"Ancora aggiornamenti dal campo di S.Giovanni, lunedì 5 settembre

Ancora una giornata di tensione, ancora una giornata a muso duro, ancora una giornata di resistenza e solidarietà.

Tutto comincia verso l'ora di pranzo, quando viene avvistata la Digos fuori dalla casa di una compagna, al cui interno si sta cucinando, dopo lo sgombero della cucina autogestita di ieri.
Il timore di essere stati seguiti si concretizza poco dopo, quando una macchina di compagni diretta al campo viene fermata e perquisita, alla ricerca del tanto temutissimo cibo da portare ai migranti che, da ieri, hanno deciso di non accettare più nulla che non provenga dal campo o dai solidali, in risposta alle provocazioni poliziesche. Gli sbirri non trovano nulla, ma tengono in stato di fermo i compagni, tre dei quali svizzeri. Verranno rilasciati tre ore dopo circa; agli svizzeri viene minacciato un decreto di espulsione.
Il cibo giunge in stazione, ma, non appena si sta iniziando a servire, un plotone di sbirri si avvicina minacciosamente e, poco dopo, prova una piccola carica di alleggerimento a suon di spintoni per afferrare la tanto temuta pentola. Risultato: un tavolo rotto, qualche bacheca ribaltata, ma una gran risposta dei presenti che si incordonano di fronte al cibo permettendo a tutti di proseguire il pasto. Vengono intonati cori come "Go away!" verso gli sbirri.

La Digos non accetta un altro suo passo indietro e così inizia a chiedere ai solidali i documenti, riuscendo (praticamente circondando alcuni compagni) a prenderne qualcuno.
Nel frattempo, un finanziere in giornata da eroe decide di scagliarsi da solo contro il cordone di migranti e solidali che si era ricompattato, ma, viene respinto sia dai presenti sia rimbrottato dalla Digos, che lo spedisce in punizione.
I migranti, a questo punto, "scortano" i solidali addocchiati dagli sbirri lontano dalle loro attenzione ponendosi tutti intorno a loro.

Ai compagni identificati viene promessa una vaga "misura di prevenzione per l'allontanamento da Como". A voler essere punita è evidentemente la solidarietà ed il rapporto di affinità che si sta creando sempre più forte contro le provocazioni poliziesche.

Migranti e solidali proseguono la loro lotta!

Seguiranno aggiornamenti.

Prossimi appuntamenti:

- mercoledì 7 settembre presidio contro le deportazioni in Piazza anna Frank dalle 17.00 alle 20.00;

- domenica 11 settembre corteo antirazzista in solidarietà con tutti i migranti a Chiasso, con concentramento dalle 14.00 in Piazza Soldini

ABBATTERE LE FRONTIERE, OGNI GIORNO!

Alcuni nemici e alcune nemiche delle frontiere"

26 agosto 2016

Opuscolo “La carta è solo carta”: sulla detenzione amministrativa in Puglia.

Dal blog di hurriya condividiamo la pubblicazione dell'opuscolo a cura dei compagni pugliesi sulla detenzione amministrativa.







































Dalla Puglia riceviamo e pubblichiamo un approfondimento riguardo la detenzione amministrativa. Questo materiale è stato ultimato prima della rivolta dell’8 agosto nel CIE di Brindisi – Restinco.
Qui potete scaricarlo in versione stampa A3.
Ciò che queste pagine propongono è di illustrare la struttura attuale della macchina della detenzione amministrativa in Puglia. Una regione da sempre marginale nelle geografie del capitalismo, a causa della sua scarsa industrializzazione, che ora prova a riesumare la sua posizione storica di “Porta d’Oriente” nel Mediterraneo, non riuscendo a guadagnarsi altro che un ruolo di periferia funzionale al grande mercato globale. In quest’ambito la Puglia oggi gioca la sua parte, anche, con la capillare diffusione della rete di quella che, con l’ormai consueto capovolgimento di senso delle parole, è chiamata “accoglienza”.
Una premessa è d’obbligo. Non si può comprendere appieno il funzionamento della grande macchina della detenzione amministrativa se non si considera la sua funzione sociale e politica e se si trascura di guardare alle intenzioni degli “ingegneri” che l’hanno progettata, prima ancora dei “conducenti” che ne permettono il funzionamento.
Il sistema della detenzione amministrativa in cui incappano tutti coloro che non possiedono un documento di cittadinanza è una complessa struttura per il contenimento e la regolazione degli spostamenti umani sul territorio europeo. Tale struttura è il risultato materiale di un’espansione mostruosa della logica capitalista che interpreta tutto l’esistente sotto la luce, fosca, delle dinamiche di mercato e attribuisce ai flussi umani gli stessi parametri di gestione e gli indici di valore che usa per le merci.
In questa sovrapposizione degradante troviamo la chiave di lettura che ci spiega il senso e la funzione del sistema della detenzione amministrativa. In una parola: logistica.
Continua la lettura sul file in pdf.





30 luglio 2016

Aggiornamenti da Como/Chiasso.

Venerdì 29 luglio, intorno alle 19.00, un corteo improvvisato di una trentina di compagni e compagne ha attraversato il centro di Como dietro allo striscione "Distruggere il razzismo e tutte le sue frontiere". Il corteo era in solidarietà ai migranti accampati in stazione S.Giovanni, ma anche a tutti coloro che non vogliono o non possono avere i documenti e contro ogni tipo di frontiera, sia essa un confine tra Stati, sia il razzismo dilagante.
I giornali di Como riferiscono, inoltre, di alcune scritte sulla Posta Centrale contro le frontiere le deportazioni, di cui la compagnia aerea delle Poste (Mistral Air) è complice.

DISTRUGGERE LE FRONTIERE, OGNI GIORNO!"




Qui di seguito il testo del volantino distribuito:


DISTRUGGERE TUTTE LE FRONTIERE, OGNI GIORNO!

Le frontiere sono l'emblema della società in cui viviamo e ci circondano quotidianamente; alcune sono più tangibili, altre meno. Il risultato è che viviamo all'interno di recinti concentrici, spesso senza rendercene conto, che siano essi fisici, economici, psicologici.
Per tutti coloro cui questa situazione è diventata insostenibile, la scelta è di combatterle.

La frontiera più evidente rimane il confine tra nazioni. In questo momento storico in cui stanno avvenendo migrazioni di massa, spesso rappresentano un limite invalicabile per tutti coloro che hanno scelto di spostarsi da uno Stato all'altro. Questo tipo di frontiera trasforma gli individui e il loro desiderio di movimento in flussi da gestire e quote da spartire, nonché in migranti accettabili o indesiderabili, a seconda del luogo da cui uno proviene e delle competenze che si porta dietro. In pratica, è in atto una trasformazione di persone in numeri e una differenziazione di classe da parte degli Stati che “accolgono”. In questo modo gli esseri umani cessano di esistere e diventano merci, trasferibili, deportabili, utilizzabili a seconda della richiesta. Sorgono luoghi in cui stiparli, a seconda della destinazione d'uso: CIE, Hotspot, Cara, Cas, Sprar; nasce un florido mercato intorno a loro: enti di gestione (spesso Caritas, Croce Rossa e cooperative varie) che si arricchiscono sulla loro pelle, sfruttatori e consumatori d'ogni risma che utilizzano la forza lavoro dei migranti; la propaganda alimenta di continuo la percezione del fenomeno come qualcosa di emergenziale e pericoloso, da gestire a tutti i costi.

Esistono poi altre frontiere, non per forza direttamente tangibili e destinate a reprimere la volontà di muoversi degli individui al momento sul più basso gradino della scala sociale, ma potenzialmente dirette a sopprimere ogni anelito di libertà presente nella società odierna.
Spesso il laboratorio di sperimentazione delle nuove tattiche repressive parte proprio dall'evidenziazione di alcuni soggetti più consoni su cui agire, perché già ai margini o socialmente sacrificabili, ma poi estendibili a tutto il resto della popolazione, in via diretta o in via indiretta. 
I continui attentati che stanno scuotendo l'Europa in questo periodo hanno portato ad un innalzamento paranoico del concetto e delle misure di sicurezza in tutto il continente e, più in generale, in tutto il mondo occidentale, spaventato dal fatto che un po' del terrore che esso stesso sparge in Medio Oriente da almeno il 1991 gli ritorni in casa.
A noi preme sottolineare, invece, come non ci siano precauzioni o misure di sicurezza che mettano al sicuro dall'attacco suicida individuale che colpisce nel mucchio e che quindi tutte le misure di sicurezza poste in atto hanno come scopo reale e concreto quello di gestire e controllare la popolazione e il continuo cristallizzarsi di stati di eccezione porta alla normalizzazione dell'eccezione.
Conseguenza è una sempre maggiore militarizzazione e un controllo sociale sempre più esteso dei nostri territori. Tale processo non ha i tratti dell'invasività, che potrebbe destare sospetti o indignazioni da parte di qualcuno, ma è uno stillicidio continuo. Se ci guardiamo intorno, infatti, possiamo notare un aumento esponenziale sia dei dispositivi di controllo tecnologici (telecamere private e pubbliche, telefoni cellulari, documenti elettronici, ecc...) che ormai non ci permettono di passare inosservati, sia di uomini delle forze dell'ordine e dell'esercito, pronti a scrutare ed identificare tutti coloro che loro stessi credono sospetti. Chiunque in teoria, in pratica tutti coloro che, anche solo apparentemente, non hanno un aspetto consono al giudizio di sbirri e soldati.

Ancora, la frontiera del razzismo: sempre più presente e serpeggiante inizia a diventare tangibile. E' innegabile che, soprattutto in questi momenti di trasformazione del capitale e spostamento di migliaia di individui, lo spettro del nazionalismo e della xenofobia possa attecchire più facilmente, anche a causa del panico diffuso dai media e dai pregiudizi che facilmente dilagano. E così, in tutto il territorio nazionale, si diffondono episodi di intolleranza e aggressione nei confronti di migranti e non bianchi, che hanno trovato il loro apice nell'omicidio fascista di Fermo. In questo clima i gruppi neofascisti hanno gioco facile a soffiare sul fuoco del razzismo, a fare propaganda e proseliti, indicando come capro espiatorio di tutto il malessere sociale gli individui al momento più esposti e a ergersi veri difensori della nazione. 


Contro tutto ciò bisogna lottare fermamente non solo per permettere a chiunque di spostarsi dove meglio crede, ma per riconquistare, pezzo dopo pezzo, le nostre libertà, sempre più soffocate ed erose.

Se oggi i più colpiti sono i migranti, non è detto che domani, una volta sedata questa situazione, lo Stato non rivolga le sue attenzioni contro chi ancora osa esprimersi in direzione ostinata e contraria.

Abbattiamo ogni frontiera che ci impedisce di vivere come vorremmo!



Alcuni nemici e alcune nemiche delle frontiere